02/06/2020

2 Giugno: il racconto dei protagonisti della politica sanfeliciana

Intervista doppia a Giovanni Manzini e Gabriele Pivanti, ex primi cittadini di San Felice sul Panaro tra gli anni Ottanta e Novanta

“Aida
Le tue battaglie, i compromessi
La povertà, i salari bassi
La fame bussa, il terrore russo
Cristo e Stalin
Aida
La costituente, la democrazia”


Il 2 giugno del 1946, 74 anni fa, nasceva la Repubblica Italiana. Rino Gaetano nel 1977, impersona l’Italia nella figura di Aida, raccontandone “le sue battaglie e i suoi compromessi”. La canzone si concludeva così: “Come sei bella!

Oggi, noi di Piazza Del Mercato, abbiamo deciso di fare un salto indietro nel tempo per farci raccontare l’Italia di una volta, la sua nascita e la sua costruzione. Per farlo abbiamo voluto interpellare le due principali colonne portanti della politica italiana negli ultimi settant’anni: l’ala progressista capitanata dal Partito Comunista Italiano (PCI) e l’ala cattolica rappresentata dalla Democrazia Cristiana (DC).

Abbiamo scambiato alcune chiacchiere con due dei principali esponenti politici del nostro territorio, appartenente all’epoca a questi due partiti. Da un lato Gabriele Pivanti, sindaco di San Felice dal 1988 al 1990 e rappresentante il Partito Comunista Italiano; dall’altro Giovanni Manzini, sindaco di San Felice sul Panaro dal 1990 al 1995, nonché senatore della Democrazia Cristiana dal 1987 al 1994 e sottosegretario di Stato per la Pubblica Istruzione nel secondo governo Amato dal 2000 al 2001. Il nostro obiettivo è stato quello di cercare di estrapolare, dalle diverse visioni di ognuno, gli ideali su cui è stata fondata la Repubblica Italiana.

Qual è il significato della Repubblica Italiana?

Pivanti: La repubblica è nata dalla resistenza e ha un valore immenso in quanto ci ha dato la democrazia, la libertà di parola. Per questo motivo quindi, il 2 giugno, è una data che va sì ricordata, ma che va anche difesa perché non sempre siamo in grado di mantenere quello che i nostri costituzionalisti hanno scritto e ciò per cui si sono battuti. Il 2 giugno è, come il 25 aprile, una delle colonne portanti del nostro paese che ci ha dato una carta costituzionale moderna e d'avanguardia, ma che deve essere applicata fino in fondo.

Manzini: Il termine “Repubblica” affonda le sue radici nei secoli della storia come contrario di “monarchia”. A seconda dei tempi e dei luoghi ha assunto significati tra loro diversi. Il 2 giugno del 1946 i cittadini italiani, donne comprese per la prima volta, dopo la tragica esperienza della dittatura, con il referendum cambiarono la storia del nostro paese. Il profondo significato del cambiamento è contenuto nel testo della Costituzione che l’Assemblea costituente varò il primo gennaio del ’48. Il concetto più profondo si evince quando nella Costituzione si esplicita che sui principi di fondo è la Repubblica che li riconosce e che allo stato compete solo il compito di garantirli; di conseguenza i diritti e i doveri dei cittadini sono definiti dalla Repubblica e tutelati dalle istituzioni nelle varie forme espresse dalla società.

Quali sono i migliori ricordi legati alla Repubblica Italiana?

Pivanti: I migliori ricordi legati alla Repubblica e al suo significato vengono dall'amministrazione: quando amministri un paese devi mettere a fuoco i problemi e trovare le soluzioni per risolverli, cercando di interpretare il più possibile le esigenze dei cittadini. In questo senso, penso che la priorità fondamentale sia quella di ascoltare perché si impara di più ascoltando piuttosto che a parlare. Le soluzioni ai problemi si trovano andando nelle singole frazioni, da chi ne ha bisogno, per dialogare direttamente con i cittadini. Le scelte non vanno fatte all’interno di quattro mura, per questo ho sempre cercato di valorizzare i problemi e quindi a cercare insieme agli altri di risolverli. Penso che questo sia quindi uno nei valori insiti nella storia della Repubblica: pensare, parlare, lottare e agire per il nostro paese.

Manzini: Il primo ricordo che mi fece capire il significato della parola Repubblica è legato a una lezione scolastica in classe, in quinta elementare, quando la maestra ci disse che anche io (figlio di un mezzadro ) e Onorina (mia compagna di classe, figlia di un piccolo coltivatore diretto) saremmo potuti diventare presidenti della repubblica. D’altro canto, l’emozione più sincera la provai quando fui invitato a giurare sulla Costituzione sia come Sindaco di San Felice e successivamente come membro del Governo; fu lì che compresi l’importanza della scelta di quel 2 giugno del 1946. Non posso dimenticare come il paese reagì contro il terrorismo; in quegli anni l’unità degli italiani salvò la nostra repubblica.

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Autori: Alex Cestari.
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