08/02/2020

70 anni di Festival di San Remo, tra polemiche e storia

Veloce cronistoria di una kermesse da sempre specchio sociale del nostro Paese, in attesa della finale di stasera

Giunti alla 70° edizione del Festival di Sanremo non ci si può non rendere conto di quanto questo spettacolo sia cambiato insieme all’Italia, specchio di una società che sicuramente non è più quella degli anni ’50, ma che in fin dei conti forse, tra polemiche, colpi di scena, ospiti inaspettati e scandali, non è poi cambiata così tanto.

La settantesima edizione del Festival di Sanremo ha sollevato in pochi giorni numerose polemiche: prima con le gaffe sulle donne, poi con i testi rap dai contenuti discutibili, questo Festival 2020 ha fatto molto parlare di sé. E probabilmente è anche per questo che la prima serata, andata in onda il 4 Febbraio, ha portato a casa un record di ascolti (più di quelli della prima serata della scorsa edizione).

Ma facciamo un passo indietro.

Era il 1951, pochi anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale, quando il 29 Gennaio, nel salone delle feste del casinò di Sanremo, salirono sul palco i tre concorrenti della prima edizione del Festival di Sanremo, segnando l’inizio di un appuntamento al quale ancora oggi non smettiamo di prendere parte. In un Italia che ancora distrutta dalla guerra gridava al cambiamento, ad un rinnovamento e al bisogno di lasciarsi alle spalle il ricordo tragico della guerra, era forte la necessità di trovare e ritrovare le proprie tradizioni. Le prime edizioni furono seguite con entusiasmo: quelle degli anni 60 furono quelle dei cosiddetti urlatori e cantautori, serate piene di musica che segnarono un periodo d’oro del festival, che però si concluse verso l’inizio degli anni 70, con la morte di Luigi Tenco, suicidatosi dopo essere stato eliminato dalla gara, e con la strage di Piazza Fontana, a Milano. Il Festival cadde in un periodo buio che durò per tutti gli anni 70, gli Anni di Piombo, in un’Italia ricaduta in una politica di violenze, lotta armata e terrorismo.

Nel 1977 qualcosa cambiò di nuovo, la sede diventò il Teatro Ariston e il festival del 1980 segnò la fine del declino, la gara riconquistò credibilità e pubblico, portando sul palco cronaca e attualità. Ma è con le edizioni successive al 1980 che si aprì definitivamente una fase di record di ascolti, in concomitanza con i primi scandali che segnarono la storia del Festival: Claudio Cecchetto volle al suo fianco Roberto Benigni, ricordato per il bacio di 45 secondi tra lui e Olimpia Carlisi e per aver apostrofato Papa Giovanni come “Wojtilaccio”. Da qui in poi le edizioni furono sempre più chiacchierate e gli scandali non furono dovuti solo alla satira o ai conduttori: nel 1987 la cantante Patsy Kensit indossò un vestito definibile “minimal” e durante la performance una spallina caduta le scoprì il seno. Quell’edizione fu vista da una media di quasi 16 milioni di spettatori e raggiunse i livelli più alti di share. Nel 1989 l’ospite Beppe Grillo, allora star satirica dei palinsesti, si portò a casa una querela. Nel 1995 un uomo dal pubblico minacciò di buttarsi giù dalla galleria, disperato per via della disoccupazione. Ancora oggi in molti sostengono che si trattò solo di una messa in scena; fatto sta però che quell’edizione fu la più vista dai telespettatori (una media di 16 845 000). Nel 2011 uno spacco rivelatore liberò una farfallina dal vestito di Belen Rodriguez, che probabilmente viene ricordata più della canzone vincitrice.

E’ quindi innegabile che, col tempo, molte edizioni del Festival furono segnate, più che dalla musica, dalle vicende di chi vi partecipò. La storia del Festival, vittima di finte scenette recitate e di una passione per il gossip dilagante, è stata un’altalena di successi e fallimenti. L’influenza della musica internazionale, la nascita di nuovi talent show e l’avvento di un format televisivo di urla, contrasti e provocazioni hanno cambiato il pubblico e di conseguenza il Festival stesso.

Le polemiche e gli scandali, a Sanremo, non sono mai mancate, e forse è anche per questo che gli ascolti non sono mai davvero scesi del tutto. Anzi, forse sono proprio le tante voci che spingono a guardarlo, accendendo la curiosità degli spettatori che anche solo per canticchiare, commentare, ridere o giudicare, alla fine non mancano l’appuntamento. Perché, in fin dei conti, il Festival di Sanremo è parte integrante della nostra cultura e continua ad essere una celebrazione della canzone italiana, che è cambiata, proprio come noi. Ci ha sempre accompagnati, generazione dopo generazione, e ci accompagnerà ancora, continuando ad essere lo specchio di una società, che volente o nolente, è la nostra.

Agata Bergamini
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