18/06/2020

Croce Blu: non tutti gli eroi indossano una maschera

Continua il viaggio tra la solidarietà e il volontariato di San Felice sul Panaro con l'intervista a Franco Loschi, uno dei membri fondatori della Croce Blu, di cui ci racconta l'attività dal 1989 ad oggi.

“Per poter veramente affrontare la "malattia", dovremmo poterla incontrare fuori dalle istituzioni, intendendo con ciò non soltanto fuori dall'istituzione psichiatrica, ma fuori da ogni altra istituzione la cui funzione è quella di etichettare, codificare e fissare in ruoli congelati coloro che vi appartengono”. Queste sono le parole di Franco Basaglia, noto psichiatra italiano, che risalgono a più di 40 anni fa, ma che oggi più che mai sembrano essere concetti reali e tangibili.

La sanità, la salute e la vita devono essere di tutti. Questo è il messaggio che, agli inizi del 1989, ha costituito la colonna portante nella fondazione della Croce Blu di San Felice e Medolla. Per rendere omaggio a questa associazione e ripercorrere i suoi lunghi trent’anni di storia, abbiamo scambiato due chiacchiere con Franco Loschi, uno dei membri fondatori della Croce Blu.

Franco, conosciuto dagli amici come “Il Bel Loschi”, ci ha raccontato praticamente tutto nei dettagli: “Era l’inizio del 1989, io e un’altro gruppo di diciotto persone sentivamo la necessità di fare qualcosa per il nostro paese e per il nostro territorio. Da qui nacque la volontà di fondare un’associazione che potesse aiutare chiunque fosse in difficoltà e quindi potesse agevolare l’attività del servizio sanitario”

Il suo racconto prosegue e, schiarendosi la voce, ci racconta anche la sua situazione:

“Per me personalmente si trattava di un periodo complicato perché mio padre era in ospedale. Da ciò scattò proprio la scintilla e l’intuizione: necessitava di una trasfusione di sangue e, prima che questo arrivasse da Modena, dovemmo attendere circa una settimana. Mi resi conto che le cose dovevano cambiare e che avrei dovuto fare la mia parte per cercare di farlo”.

Mentre parliamo, Magda, la moglie di Franco anche lei membro della Croce Blu dal 1989 anche se non tra i fondatori, ci passa la fotografia in cui sono immortalati tutti i fondatori dell'associazione e esclama:

“Mamma mia come eravamo giovani e guarda che baffoni neri che avevi, Franco!”. Il breve momento amarcord mi fa sorridere. Loschi guarda la foto e mi elenca i nomi di tutti i fondatori: “Loschi, Diegoli, Canzio, Venturini, Galeotti, Paltrinieri, Spinelli, Molinari, Campagnoli, Golinelli, Luppi, Malagoli, Vincenzi, Castellazzi, Vancini, Tassi e Razzaboni” - successivamente prosegue “noi avevamo la volontà di mettere in piedi qualcosa, ma lo sprint avvenne grazie alla signora Porta Pia che, avendo perso in breve tempo sia il marito per malattia che il figlio per un incidente sul lavoro, decise di fare una donazione. Inizialmente il suo contributo doveva andare all’ospedale di San Felice per la creazione di una nuova sala, ma alla fine la scelta cadde su di noi. Grazie al suo contributo potemmo comprare la nostra prima ambulanza per 62 milioni di lire”.

Franco sorride e prosegue “La andammo a ritirare io e Riccardo Golinelli, altro socio fondatore. Eravamo entrambi molto emozionati, mi ricordo che la notte prima nascondemmo i soldi. Non ci era mai capitato di avere per le mani delle cifre del genere tutte in una sola volta”.

Dopo il discorso Franco fa un sospiro di sollievo, dopotutto si tratta di una storia bellissima, una storia di altri tempi: “Da lì ne abbiamo fatta tanta di strada”. Dall’altra stanza interviene di nuovo sua moglie “dù o trì gìr d’atòrn al mònd”. La risposta è immediata “No! Dà più!”.

Quando il breve siparietto si chiude, Franco spiega tutti i servizi che, da ieri ad oggi, la Croce Blu mette in campo:

“La nostra prima sede fu l’ambulatorio del centro sportivo, che era talmente piccolo da poter contenere non più di un divanetto, una scrivania e una poltrona per il centralinista. Il primo abbigliamento era costituito da semplici camici bianchi e scarpe da ginnastica, tanto che più di una volta mi hanno scambiato per un dottore (bello si! Ma dottore non ancora). Il primo acquisto fu un pulmino per i servizi di trasporto, poi poco dopo cambiammo la sede per insediarci in quella attuale davanti alla Polisportiva. Ben presto il nostro gruppo si allargò andando a formare il Centro Ancora per i disabili, un gruppo di volontari della Protezione Civile in grado di intervenire su diversi fronti, e infine il Gruppo Chernobyl creato immediatamente dopo il disastro che aveva colpito l’Est Europa. Nel 2002, in segno di ringraziamento ai numerosi volontari, cambiammo il nostro nome in “Croce Blu di San Felice - Medolla - Massa Finalese”.

“Dal giorno successivo al terremoto del 20 maggio 2012, abbiamo avviato un servizio di emergenza di 24h/24, che ancora oggi prosegue. Tutt’ora eseguiamo il servizio inter-ospedaliero con postazione sull’ospedale Santa Maria Bianca di Mirandola, a disposizione esclusiva (2 giorni a settimana) dell’USL. Abbiamo a disposizione 5 ambulanze, 4 pulmini e un’auto. Tra queste, proprio nei giorni scorsi, abbiamo rinnovato un’ambulanza e un’auto. Questi mezzi ci permettono quindi di eseguire il servizio di dialisi per cui facciamo circa 70 viaggi al mese; i trasporti di plasma, sangue e, più di recente, anche dei tamponi per il Covid-19. Nel 2019 abbiamo percorso 5544 viaggi per un totale di 211.545 km, mentre nei nostri oltre trent’anni di servizio abbiamo percorso circa 4.800.000 km per un totale di circa 120 giri della circonferenza terrestre e 12 viaggi verso la Luna. Anche l’attuale situazione di emergenza sanitaria, però non ci ha fermato. Abbiamo dato il meglio di noi stessi per cercare di combattere questo virus e tutti ci hanno applauditi. Ad oggi abbiamo circa 200 soci e nessuno di loro si è tirato indietro, anche i volontari più anziani che per ragioni di sicurezza sono rimasti a casa in quarantena, hanno aiutato come meglio potevano”.

Prima di salutarci, però, Franco ci ricorda l’ultima cosa: “Ragazzi, quello che state facendo è molto bello, non fermatevi mai contro nessuno. Abbiamo bisogno di voi, della vostra voce, della vostra forza e del vostro sorriso. Ricordate bene tutto quello che vi ho raccontato e tenete sempre in mente quanto sia utile l'associazionismo, soprattutto in realtà piccole come il nostro territorio. Noi di Croce Blu siamo al vostro fianco proprio come voi lo siete al nostro”.
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Autori: Alex Cestari.
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