15/11/2019

Donne: un secolo di cambiamenti. Ma a che punto siamo oggi?

Come è cambiata la condizione delle donne in questi anni e quali sono i paesi in cui è maggiore l'emancipazione femminile?

Il numero di Novembre del National Geographic è un numero speciale: è stato scritto e illustrato interamente da donne e così consacrato a svelare la loro attuale condizione e a narrare le loro storie. Sono racconti di donne che in tutto il mondo si stanno alzando in piedi, gridando a gran voce per reclamare diritti civili, individuali e professionali.

Perché è innegabile, l’ultimo secolo è stato ricco di cambiamenti: le donne hanno raggiunto traguardi importanti, ricoprono ruoli di potere, in politica e nel campo scientifico, sono in grado di decidere come e quando mostrarsi, combattono per l’uguaglianza e pretendono sicurezza, ma la loro lotta non è ancora finita.

Violenze, soprusi e maltrattamenti sono all’ordine del giorno e il bisogno di contrastare comportamenti illeciti da parte degli uomini è comune a tutte le donne, in tutto il mondo. Oggi sono sempre di più le donne che ricoprendo cariche politiche di rilievo nel loro paese si battono contro l’emancipazione e le ingiustizie. Un esempio è Theresa Kachindamoto, che dopo essere diventata la prima donna “capo supremo” del suo popolo, in Malawi, ha iniziato una battaglia contro i matrimoni precoci dopo aver visto una bambina di 12 anni abbandonare un gruppo di amici per andare ad allattare il suo bambino. Ad oggi Theresa ha messo fine ad un totale di 2.549 unioni, rimandando a scuola le bambine – spose.

Ma in un mondo dove la popolazione mondiale è costituita per quasi la metà da donne, la parità politica è ancora lontana nella maggior parte dei paesi: sono solo tre i paesi dove le donne detengono oltre il 50% dei seggi, il Ruanda, Cuba e la Bolivia, mentre la media mondiale si attesta tra il 20 e il 24%. Il Ruanda, oggi, è la nazione con la maggiore percentuale di donne parlamentari (61%) con quattro dei sette seggi della Corte suprema occupati da donne.

Dopo la strage del conflitto tribale del 1994 dove morirono e vennero incarcerati soprattutto uomini, la stragrande maggioranza della popolazione era composta da donne che, spinte dalla tragedia e dalla necessità, ricoprirono il vuoto di potere e dal 2003 la Costituzione del Ruanda ha imposto che il 30% delle cariche elettive fosse ricoperto da donne. Ma il Ruanda, purtroppo, rappresenta solo un’eccezione.

Alcuni dati positivi arrivano però da uno studio del Georgetown Institute for Women, Peace and Security che mostra come alcuni dei paesi considerati “peggiori” per una donna stiano facendo passi avanti per quanto riguarda l’emancipazione, in termini di inclusione, sicurezza e giustizia. Nei posti più alti della classifica si trovano Norvegia, Finlandia, Danimarca e Islanda che si confermano i paesi che più rispettano l’uguaglianza di genere, con livelli di partecipazione femminile alle opportunità economiche, sociali e politiche molto alti. Tuttavia, da uno studio pubblicato sulla rivista Social Science & Medicine, risulta che nei paesi nordici il 30% delle donne, in media, ha subito violenza, in generale e domestica. Ed è qui che entra in gioco il cosiddetto “paradosso nordico”: perché le donne dovrebbero subire maggior violenza nei paesi che più si impegnano per raggiungere una completa uguaglianza sociale? A questa domanda non è ancora stata trovata una risposta definitiva. Le ipotesi sono tante, dall’eccesso di alcolici alla maggiore segnalazione di abusi rispetto agli altri paesi. Quel che è indubbio, è che emancipazione e cambiamenti legislativi non sempre corrispondono ad un reale cambiamento sociale.

Gli ultimi posti della classifica, poi, sono occupati da Afghanistan, Yemen e Siria, dove l’unica nota positiva è il progressivo superamento dei pregiudizi verso le figlie femmine, ma la sicurezza e l’inclusione della donna sono ancora lontani. Un paese che, al contrario, sta lentamente facendo progressi è l’India. Nel 2011 sono stati commessi 228.650 reati contro le donne, tra i quali omicidi, stupri e molestie. Nel 2012, però, dopo lo stupro e la morte di una ragazza violentata da sei uomini su un autobus, qualcosa si è mosso e dopo giorni e giorni di cortei di donne stanche di subire violenze senza ottenere giustizia la società indiana ha reagito stanziando fondi per incrementare progetti a favore delle donne, attuando corsi di autodifesa e impegnandosi a rendere le grandi città luoghi più sicuri.

Qualcosa, quindi, si sta muovendo. Le voci delle donne continuano a farsi sentire, sempre più forti, e stanno urlando in faccia ad una società moderna da sempre incentrata sulla figura maschile che sono ancora tante, troppe, le cose da cambiare e che la violenza e le ingiustizie non possono più essere ignorate.

“Non fatevi spaventare da ciò che vi emoziona. Siate sempre curiose su di voi, sui luoghi e sulle persone che avete attorno. Concentratevi sul lavoro e sugli obiettivi che vi siete poste e non paragonatevi mai agli altri.” (Ingi Mehus)

Agata Bergamini
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