05/02/2020

Io (NON) spreco. E tu?

Obiettivo Zero Food Waste. A che punto siamo?

E’ il 2015 e Milano ospita l’Esposizione Universale che celebra i sapori del mondo, quando in Italia, per assurdo, si comincia a parlare di spreco alimentare. Siamo nel padiglione 0 e la collina degli scarti quotidiani ci si presenta davanti in tutta la sua crudità. Nello stesso anno, le Nazioni Unite decidono che è arrivato il momento di dare una direzione comune al mondo e viene sottoscritta l’Agenda 2030 con i suoi 17 obiettivi arcobaleno per lo Sviluppo Sostenibile. Tra questi, il numero 12 si prefigge di “Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo”, a cui si lega il numero 2, ovvero #ZeroHunger, “Sconfiggere la fame”. Solo un anno prima la campagna italiana Spreco Zero proclama la prima Giornata Nazionale di prevenzione dello Spreco alimentare, giunta alla 7 edizione, che ricorre il 5 febbraio.

Questo lo scenario in cui si colloca un dato ad oggi ancora allarmante: in Italia, ogni anno vengono sprecate 2 milioni di tonnellate di cibo. Come se ogni anno, ognuno di noi, creasse un bellissimo Arcimboldo di 36.5 kg con frutta, verdura e latticini. E se anche la filiera agricola e agro-alimentare, oltre al sistema dei trasporti e della conservazione, ci mettono del loro, è nelle cucine di casa che si consumano letteralmente i delitti più numerosi legati al cibo.

Nonostante ciò, oltre all’adesione di aziende e istituzioni all’Agenda dell’ONU, in questi 5 anni, è soprattutto la consapevolezza dal basso (top-down) verso stili di vita - e di consumo - più sostenibili ad essere aumentata notevolmente. Infatti, secondo una ricerca recente di Ipsos, il 71% degli Italiani conosce il concetto di sostenibilità e il 74% ritiene che le aziende debbano considerare le conseguenze del loro business su società e ambiente. In confronto al 2014, in cui un italiano su 2 affermava di gettare quotidianamente cibi freschi nella spazzatura, nel 2019 solo l'1% si è dichiarato “colpevole”.

Qualcosa, quindi, è cambiato nelle coscienze e, secondo i dati di Waste Watcher, il primo Osservatorio nazionale sugli sprechi nato per volere dell'associazione Last Minute Market, ad aver migliorato maggiormente il proprio rapporto con gli sprechi è il Sud Italia, dove 7 persone su 10 sostengono di interessarsi di più al tema.

Probabilmente questo barlume di cambiamento è dato dalla moltiplicazione delle campagne di sensibilizzazione e, soprattutto, dalle buone pratiche che via via stanno contagiando positivamente la penisola.

Partiamo dall’approvazione nel 2016 della Legge Antisprechi ("Norme per la limitazione degli sprechi, l’uso consapevole delle risorse e la sostenibilità ambientale") che ha fatto sì che la doggy-bag non fosse più una richiesta non prevista raccolta in una scatola improvvisata, ma un comportamento virtuoso sia per il consumatore che per il ristoratore. A Modena, l’anno scorso, proprio dalla volontà di attuare la legge sugli sprechi, è nato il progetto “AVANZA Riduci, Rigusta, Riutilizza” che ha chiamato a raccolta istituzioni, tra cui la Camera di Commercio ed Hera, e aziende del territorio per impegnarsi a creare confezioni dal design appetibile e riconoscibile per portare il cibo a casa, coinvolgendo dei ragazzi del Liceo Artistico Venturi, che ne hanno curato il logo e il progetto grafico.

E visto che più si è a tavola, più si spreca, c’è anche chi ha fondato un’associazione, la Equoevento onlus, per recuperare il cibo dei grandi eventi, come matrimoni, feste, per re-distribuirlo.

Sempre a proposito di confezioni per il cibo, dalla Svizzera è arrivata un anno fa l’App Too Good To Go, che gioca sulla fidelizzazione dei clienti sia a negozi, supermercati, panetterie, aggiungendo un pizzico di sorpresa per creare delle Magic Box con gli invenduti del giorno ad un costo davvero contenuto. Se invece non amate comprare ad occhi chiusi e siete pure di Bologna, potete contare su SquisEat, una piattaforma di quattro giovani informatici che ha già venduto più di 3500 porzioni di ottimo cibo emiliano.

Sul fronte supermercati, una delle iniziative sicuramente più virtuose è la “Buon Fine” di Coop, che da oltre 10 anni segnala con uno speciale bollino i prodotti vicini alla scadenza o li dona ad associazioni caritative e no profit.

Spostandoci invece sulla vendita en plein air, nelle due città italiane più grandi, Roma e Milano, ci sono due realtà da “medaglia d’oro” che si impegnano a presidiare i mercati rionali per raccogliere tutti i prodotti freschi invenduti: Recup con il suo #checavolovuoi e una cinquantina di volontari recupera i cibo per dividerlo tra i partecipanti, creando così un senso di comunità, svalorizzando il cibo della sua parte economica, per ridargliene una più sociale, e Roma Salva Cibo - Refoodgees che dal 2017 tolgono frutta e verdura dal destino del macero, per distribuirla ai passanti.

Insomma, la lista, per nostra fortuna, è lunga e ci sarebbero tante altre iniziative positive da segnalare. Se volete, possiamo tenere vivo questo elenco, e potete aiutarci segnalandoci esempi virtuosi di cui siete a conoscenza o che sperimentate in prima persona, così arriveremo prima - e tutti insieme - verso l’obiettivo #zerofoodwaste.

Benedetta Molinari
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