27/05/2020

Accoglienza e Solidarietà: “Il Porto” di San Felice Sul Panaro

Intervista a Luisa Pignatti, componente dell’associazione di San Biagio fondata nel 1991 da Don Giorgio Govoni

A San Felice esiste una piccola associazione che fa del bene. A dir la verità ce ne sono tante, ma spesso le diamo troppo per scontate. Eppure, il volontariato e l'associazionismo, hanno radici profonde nella storia del nostro paese e delle nostre singole comunità come San Felice sul Panaro. Per questo motivo abbiamo deciso di dare voce a queste piccole realtà attraverso una rubrica apposita in modo tale da mostrare come ognuna di queste, con mezzi e modalità diversi, si impegni quotidianamente a far crescere il paese.

Oggi parliamo de “Il Porto”, una piccola associazione fondata a San Biagio nel 1991 da Don Giorgio Govoni sulla base di due parole d’ordine: accoglienza e solidarietà; questa realtà infatti, è nata con lo scopo di garantire prima accoglienza a chi ne avesse necessità.

Per capire meglio la situazione abbiamo contattato Luisa Pignatti, che da sempre ne ha fatto parte e ha potuto raccontarci il percorso intrapreso negli anni dall'associazione:

“innanzitutto sono veramente contenta che un gruppo di giovani come il vostro si interessi all’associazionismo perchè penso che si tratti di una cosa molto importante che spesso diamo per scontata. Nel nostro caso cerchiamo di dare il massimo per garantire alle persone un tetto sulla testa con spirito caritativo: noi siamo una onlus e siamo tutti volontari e non vogliamo guadagnare, ma solo aiutare chi è più bisognoso”.

Successivamente, entrando nel vivo della nostra chiacchierata, Luisa ci racconta nello specifico quali servizi vengono messi in campo da “Il Porto”:

“Il nostro lavoro si articola sostanzialmente in tre servizi principali: il primo è quello di dare in piccoli appartamenti, affittati a nome della nostra associazione, assistenza a chi ne ha necessità in modo tale da garantire loro un tetto. Con il passare degli anni però la situazione ha richiesto che i nostri servizi aumentassero, in modo particolare con la garanzia nel contratto di affitto a persone, che pur lavorando e con regolare stipendio, non riescono a trovare casa in quanto agenzie e proprietari non vogliono rischiare; ulteriore servizio è invece quello della casa di accoglienza dove siamo in grado di accudire in prima persona coloro che ne hanno necessità”.

Mentre Luisa mi racconta la realtà del territorio e delle difficoltà che troppo spesso diamo per inesistenti, mi sembra quasi di aver avuto una fetta di prosciutto davanti agli occhi per tutto questo tempo. In particolare, infatti, con Luisa parliamo della casa d'accoglienza “Don Giorgio Govoni” che, ubicata a San Biagio, dal 2007 è una colonna portante del sistema dei servizi sociali di tutto il territorio della Bassa Modenese.

Luisa mi racconta che: ”la casa di accoglienza è stata inaugurata il 3 febbraio 2007, proprio nel giorno di San Biagio, ma era stata pensata già qualche anno prima per cercare di aiutare più persone possibili nel periodo di crisi economica che il paese stava per attraversare. Inizialmente era nata con lo scopo di dare ospitalità temporanea, per un periodo quadrimestrale rinnovabile, mirato inizialmente nei confronti di chi lavorava in zona, ma che non aveva un posto dove andare a dormire”.

In quegli anni l’Italia però stava cambiando e quello che mi ha raccontato Luisa rispecchia totalmente gli ultimi anni del nostro paese.

“La crisi del 2008 e il terremoto del 2012 hanno portato a nuove esigenze e a nuove necessità: le persone, non solo erano senza un tetto, ma anche senza un lavoro stabile su cui contare. In pochi anni, al contrario da quello che si crede, il panorama è cambiato totalmente: spesso si pensa che le case di accoglienza come la nostra siano destinate solo a stranieri ed extracomunitari, ma la realtà è che oggi più che mai siamo tutti sulla stessa barca e bisogna rendersi conto che la crisi economica riguarda spesso anche tante famiglie italiane”.

Mentre il nostro dialogo entra sempre più nel dettaglio di numerose situazioni a cui “Il Porto” cerca di porre rimedio, Luisa mi parla di un altro grosso problema che in questi anni sta dilagando: La violenza sulle donne.

“Ad oggi la violenza domestica è un problema molto serio e siccome la sede della Casa d’Accoglienza aveva bisogno di qualche miglioramento, abbiamo deciso di intraprendere un’ulteriore strada e quindi renderla una struttura in grado di ospitare le ragazze madri con i propri bambini e le vittime di violenza domestica” prosegue “per poter garantire questi servizi abbiamo però la necessità costante di lavorare accanto a diverse altre associazioni ed enti. In modo particolare collaboriamo attivamente con la Caritas di San Felice che ci garantisce approvvigionamenti di cibo per la casa di accoglienza e per le strutture che diamo in affitto; non manca mai anche il contributo della Diocesi di Modena, essendo la nostra un’associazione ecclesiastica. Inoltre anche UCMAN e i singoli comuni, con cui collaboriamo attivamente anche grazie alle gestione della Casa di Accoglienza “Il Nocciolo”, non hanno mai fatto mancare il loro supporto. In modo particolare, già da quando siamo nati nel 2007, anche il nostro stesso comune non si è mai tirato indietro per darci una mano quando necessario”.

Dopo una lunga chiacchierata dai risvolti molto interessanti, Luisa ci lascia con un ultimo messaggio, un appello:

“Ragazzi, vi sono grata per l'opportunità che ci avete dato di poter far sentire la nostra voce. Ora però abbiamo bisogno anche di voi, di giovani freschi e con tanta voglia di aiutare il prossimo. Tenete a mente che il volontariato e l'associazionismo sono alcuni dei cardini della nostra comunità”.
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Autori: Alex Cestari.
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