07/05/2020

Rocca Radio, la storia di un mito rimasto nel cuore dei sanfeliciani

Intervista a Pier Giorgio Pedrazzi e Marco Guicciardi

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3) Quando si concluse l'esperienza di Rocca Radio e quali furono i fattori che portarono alla sua interruzione?

Pedrazzi: Si concluse quando iniziarono le prime difficoltà economiche e il fuggi fuggi dei soci, spaventati. La loro causa fu soprattutto esogena, ma si estese presto anche internamente.
Un esposto alla Magistratura, da parte dell'aeroporto di Bologna, per presunte interferenze sulle comunicazioni radio dell'aviazione civile, facilmente riconducibili ad una piccola emittente di Bologna, portò il magistrato dell'epoca a far chiudere tutte le radio regionali, o quasi. Fummo coinvolti anche noi, assieme, ad esempio, a Punto Radio di Vasco Rossi.
Un lungo periodo di fermo amministrativo, risoltosi con la piena assoluzione di tutti, meno uno ovviamente, e la riconsegna, in un sacco di iuta, della "testata" del trasmettitore radio.
Tutta l'operazione di liquidazione della radio fu portata avanti dal sottoscritto, affiancato da due soci responsabili e volenterosi. Rocca Radio, spense i trasmettitori dal garage di casa mia, con un semplice click.
Era il 1985; forse in settembre. Non ricordo esattamente, ma non è importante.

Guicciardi: Purtroppo, anche in questo caso, non sono in grado di essere troppo preciso ma ritengo che le programmazioni siano state interrotte nell'82-'83. Circa le ragioni vorrei tentare due ragionamenti. In primo luogo vorrei osservare che il palinsesto di Rocca Radio ha avuto uno sviluppo, rispetto a molte altre emittenti (tuttora operanti) a dirla con De Andrè "in direzione ostinata e contraria"; in buona sostanza la programmazione di Rocca Radio si è fatta via via più rigorosa, più attenta alla qualità delle tendenze musicali abbandonando nel proprio palinsesto tutte le declinazioni meramente commerciali, un esempio per tutti l'abolizione dei programmi a dedica e richiesta piuttosto che rubriche rivolte alle tendenze più commerciali, oggi si direbbe forse "nazionalpopolari"; orbene questa rigorosa linea quasi "oltranzista" probabilmente ha finito per "assottigliare" il bacino d'utenza (ad esempio si faticava a programmare l'Umberto Tozzi di "Ti amo") e dunque resa più difficoltosa la raccolta pubblicitaria che ovviamente era l'unica risorsa cui attingere. Ma questa è probabilmente solo una concausa nel senso che - secondo ragionamento - alla fine della prima metà anni 80 doveva ormai ritenersi conclusa la fase "romantica" delle radio libere che giocoforza dovevano trasformarsi in "commerciali" per sopravvivere. Quindi alla compagine sociale erano richieste delle scelte non facili; non era più possibile una conduzione passionale o, forse meglio, dilettantistica per quanto genuina ma occorreva immaginare - ed eseguire - notevoli investimenti che partendo dagli apparati tecnici sempre più sofisticati e potenti dovevano comprendere anche spese di personale atteso che non si sarebbe più potuto fare affidamento al solo apporto volontario di noi programmatori musicali. Ciò compiutamente detto mi piace però ancora pensare che il tramonto di Rocca Radio sia da attribuire precipuamente al rigore quasi "integralista" della sua linea musicale e questa tesi mi parrebbe avvalorata e dimostrata dalla sostanziale "povertà" culturale della maggior parte delle superstiti radio commerciali / musicali che, talvolta, infestano l'etere.

4) Se vi dovessi chiedere un'intervista, un momento particolare o un'esperienza per voi indimenticabile passata a Rocca Radio, che cosa vi viene in mente?

Guicciardi: Ho condotto soprattutto programmi di musica cantautorale italiana e non posso certo scordare le numerose interviste che abbiamo fatto con l'accredito di Rocca Radio. Ad esempio Ivan Cattaneo dell'LP "Primo secondo e frutta (Iva)n compreso", Ivan Graziani di "Motocross" oppure un loquacissimo Pierangelo Bertoli di "Eppure soffia": una vera fortuna averli incontrati personalmente grazie a Rocca Radio.

Pedrazzi: Mille cose mi vengono in mente. Non ce n'è una, ma mille. Dal primo segnalino che da casa mia arrivava a quella di Mario Pettazzoni, allo scatto dell'interruttore che spense tutto. Era il 1985 e avevamo iniziato nel 1975. Non dico altro.

5) Oggi le Web Radio stanno aumentando di numero, e per certi versi rappresentano una versione 2.0 delle cosiddette "radio libere" attraverso il semplice utilizzo di una connessione internet, che garantisce una qualità audio digitale addirittura migliore delle Radio FM. Potranno essere il futuro di una radiofonia tornata alla ribalta in questi ultimi anni, o a vostro avviso si farà fatica a sostituire le classiche emittenti sulle frequenze?

Pedrazzi: Il futuro è fatto di piccoli passi. Noi avevamo un archivio vinili molto vasto, giradischi, piastre mangiacassette, registratori Revox e la programmazione era fatta da persone che registravano su nastro le scalette per fare radio h24. Dopo la fine della nostra esperienza, è arrivata la musica digitale mp3 e preparare scalette e programmazioni, anche in modo automatico, è diventato un gioco da ragazzi, che quasi chiunque può fare. L'avvento del computer, dei grandi database, dei maxi storage systems hanno reso più semplice concentrarsi sul prodotto, piuttosto che sul mezzo.
Il futuro attuale, come contraddizione in termini, non può prescindere dal digitale. L'analogico, nostalgici a parte, ha fatto fino in fondo la sua parte.
Ma la web radio non è, ad oggi, l'unica via, l'unica soluzione. La web radio è un mezzo a basso costo per chi vuole cimentarsi, in tempi brevi e con minime risorse, nell'esperienza di far "sentire la propria voce". Una manciata di ore e sono online, all around the world, ma assieme alla grande potenzialità di non avere confini ha, nel suo opposto, il suo limite.
Non è ancora adeguatamente disponibile in tutte le situazioni. Al momento, siamo in una fase di transizione tecnologica e definizione degli ambiti e delle preferenze che vede DAB e DAB+ più performanti. Probabilmente e auspicabilmente, per poco tempo ancora.
I costi di gestione e il dispendio energetico della diffusione in radiofrequenza sono elevati, antiecologici e anacronistici. Non che Internet non reclami i suoi costi, anzi!

Guicciardi: Apprezzo la "malignità" della tua domanda che vuole mettere in luce la canizie dei miei pochissimi capelli rimasti...in ogni caso convengo con te vi sia una affinità in merito alla semplicità anche se negli anni 70 non era poi così banale varare una radio libera che richiedeva un minimo di attrezzatura tecnica (trasmettitori, ponti radio preferibilmente ubicati sull'Appennino Modenese, ecc.) e competenze specialistiche (chi non ricorda il nostro tecnico Pier Giorgio Pedrazzi con la sua calma ed aplomb quasi british?!).
Le radio fm probabilmente saranno molto difficili da scalzare visti anche i miglioramenti tecnologici introdotti ultimamente (DAB). Per le web radio credo tutto si potrà giocare in base alla facilità e semplicità di fruizione (intendo in casa, in auto, ecc.) ma, proprio in funzione della potenziale capillare diffusione, sarà giocoforza la loro parcellizzazione ed il numero tendente all'infinito il vero punto debole. Ritengo, in buona sostanza, che potranno moltiplicarsi esponenzialmente così che l'audience specifica risulterà avere un andamento indirettamente proporzionale.

Ah, lasciami però dire l'ultima cosa e cioè che ritengo "Ti amo" di Umberto Tozzi una delle canzoni più geniali degli ultimi 40 anni. Grazie a tutti!
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