19/05/2020

San Felice al Centro: dal sisma al virus che paese sarà?

Intervista a Paolo Campagnoli su prospettive e ricostruzione del Centro Storico sanfeliciano

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Per quanto riguarda San Felice, è indiscutibile che vi siano spazi del paese che necessitano di una riqualificazione. Penso ad esempio a Piazza del Mercato e al parco che costeggia la Rocca Estense. Ti chiedo un parere e qualche idea, da professionista in questo campo, su cosa si potrebbe fare e se continuare col lavoro già realizzato su Via Don Minzoni, Via Marconi, Largo Posta e Via Roma può essere la strada giusta da cui partire.

Io parto sempre dall'idea che gli abitati non sono costituiti solo da realtà architettoniche. Altrettanto fondamentali sono le persone che li abitano e li frequentano, le attività economico-sociali che li connotano e le idee che vi circolano, idee che si possono anche “importare” dall'esterno. Allora alla base di tutto c'è una domanda alla quale deve corrispondere una “visione”: cosa deve essere la San Felice del futuro? Noi possiamo anche riqualificare al meglio strade e piazze, ma se non abbiamo un progetto per renderle vive e frequentate avremo sempre un paese fantasma.

Oltre al sisma, quest’anno anche il lockdown costretto dall’emergenza Coronavirus ha senza dubbio provato la vita e le attività commerciali in centro. Secondo te sarà possibile tornare a vivere il centro come prima, oppure già da ora conviene ripensare completamente le funzioni e la fruizione del Centro Storico sanfeliciano?

Penso che il “Centro” non sia solo uno spazio fisico ma anche un luogo della mente e dell'anima. Per qualcuno è il luogo delle origini e delle radici. Per altri quello del passeggio domenicale. La parola “centro” implica una periferia, un qualcosa che sta al margine, più in disparte, spesso sentito come di valore inferiore. Tuttavia in quasi tutta Italia una miope politica urbanistica, volta solo a fare cassa, ha via via espulso dai centri gran parte delle attività commerciali e artigianali per concentrarle in una cintura esterna fatta di ipermercati e capannoncini. Nel contempo l'edilizia ha offerto possibilità residenziali più individuali e comode in nuovi quartieri esterni, favorendo così un ulteriore svuotamento dei centri. Paradossalmente ora i centri sono diventati periferie, se con questo termine intendiamo zone poco frequentate e vissute, e il sisma e il Covid hanno solo contribuito ad aggravare una crisi già in atto da tempo.
Eppure il centro di San Felice ha particolarità che lo rendono ancora potenzialmente molto “appetibile”. Innanzitutto è di una qualità architettonica molto alta e i lavori post-sisma lo stanno riqualificando, migliorando l'estetica di alcuni maldestri interventi edilizi effettuati negli anni Sessanta-Ottanta del secolo scorso. Via Ferraresi è poi una delle più belle strade porticate dell'Emilia che si chiude con la straordinaria “quinta” settecentesca del Monte di Pietà e dell'Oratorio di S. Croce. Questa strada sarebbe, ad esempio, il luogo adatto per creare una galleria all'aperto dei sapori e dei saperi emiliani, magari riportando nell'Oratorio il Trittico di Bernardino Loschi che – ricordo – è di proprietà comunale.
Il centro storico di San Felice è poi relativamente piccolo e questo può favorirne la sua trasformazione in un borgo di fortemente connotato in senso culturale e commerciale, per farne un luogo del “buon vivere slow”. Un altro pregio è la sua sostanziale integrità urbanistica, conservatasi nel tempo nonostante il sisma. San Felice è infatti l'unico abitato della Bassa Modenese – e uno dei pochi dell'Emilia – che conserva ancora ben leggibile il suo impianto di borgo fortificato medievale. Per questo è fondamentale che il recupero architettonico dei suoi monumenti, in particolare delle Torri di Via Terrapieni, avvenga nell'ambito di un piano di ricostruzione e di valorizzazione unitario e non con interventi slegati tra loro, in modo da mantenere omogeneità di stili e organicità dei percorsi.
Torniamo ancora una volta al tema della progettazione consapevole, azzarderei anche un po' “visionaria”, e di medio e lungo termine. Una progettazione pensata anche per il futuro e non solo nostalgica del passato.
Chiudo con un'ultima annotazione. San Felice è l'unico paese della Bassa che ha la stazione ferroviaria in pieno centro, ma di questa grande potenzialità sembra non essersene mai accorto. Una ferrovia che sarà a breve affiancata da una ciclovia per collegarlo non solo a Bologna ma al cuore dell'Europa. Chissà se qualcuno penserà di cogliere questa opportunità di apertura verso l’esterno anche per scardinare quella “chiusura” che caratterizza ancora oggi troppe persone, costituendo di fatto un limite per cercare di uscire da questa lunga crisi non solo economica, ma anche di idee.
Grazie ancora dell'ospitalità.
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