09/04/2020

Sentirsi liberi in quarantena

Qual è il vero valore di libertà e democrazia in questo periodo di restrizioni e come nasce l'incontro tra bene comune e autorità dello Stato.

La democrazia, ormai una parola di cui non conosciamo neanche più il significato tanto fa parte di noi. Ci sentiamo talmente protetti e al sicuro all'interno dei confini del nostro Paese che i presupposti che hanno portato alla formazione del nostro Stato democratico diventano quasi incomprensibili tanto si rivelano scontati. Ed è forse anche per questo motivo che, all'inizio della diffusione di questa influenza, l'approccio di molti è stato un mix di scetticismo e di incertezza che ci ha portato a banalizzare e anche a deridere la situazione: non potevamo essere in pericolo.

E infatti la comprensione della pericolosità è arrivata per i più solo quando è intervenuto lo Stato, con le conferenze stampa del nostro Presidente del Consiglio e con le restrizioni via via più stringenti. Come se il problema si fosse posto solo dal quel momento. Se non fosse intervenuto lo Stato non sarebbe stata un’emergenza? Una pandemia, così l'ha definita l'OMS, che per noi è iniziata solo da quando le nostre libertà sono diminuite.

Fino a qualche settimana fa non ci rendevamo conto delle fortunate possibilità che ogni italiano ha nella propria quotidianità, libertà di movimento, libertà di aggregazione.. libertà. Ma cos'è la libertà? Cos'è la democrazia? È giusto che dal giorno alla notte le nostre libertà ci vengano private? E qual è il meccanismo che ci fa accettare questa privazione?

Sembra assurdo pensare che ci siano state persone che hanno dato la vita per ottenere le libertà di cui solo oggi capiamo l’importanza, che hanno fatto della loro esistenza uno strumento di leva politica per smuovere le coscienze. E noi oggi, inermi, assistiamo a un cambiamento radicale delle nostre abitudini, obbediamo impotenti alle regole dettate dall'alto, restiamo in casa a riflettere sul senso di restare in casa.

Nella storia del nostro Stato democratico, l’esercizio dei poteri da parte della classe dirigente non è mai stato così evidente. Le decisioni prese dall’alto non hanno mai avuto una ricaduta così rilevante sulle nostre esistenze, non ci hanno mai privato delle libertà individuali come ora e per un lasso di tempo così lungo.

Si è innescato in noi un meccanismo naturale di accettazione di questo cambiamento, di rassegnata accoglienza nelle nostre vite delle nuove restrizioni. Ognuno di noi è consapevole che le decisioni prese sono assunte per il nostro bene, per il bene comune e riconosciamo come legittimo questo esercizio straordinario di potere da parte del nostro Stato, o come direbbe Weber, ne riconosciamo l'autorità. Democrazia diventa quindi una sorta di senso di fiducia che i cittadini riconoscono nell'autorità, una sorta di influenza positiva capace di non farci mettere in dubbio la buona volontà delle decisioni prese. Per nulla banale.

La democrazia fa rispettare le regole quasi come a risvegliare un inconscio patriottismo e un senso di altruismo collettivo. Gli italiani non solo stanno rispettando le regole perché ne comprendono l’importanza, ma stanno diventando ancora di più italiani, stanno accettando, o meglio accogliendo, l’idea di un bene comune cui tutti dobbiamo contribuire. Credo che questo sia il presupposto essenziale dello Stato democratico moderno che, mai come adesso, sta esercitando il suo potere sulle nostre vite, ma soprattutto che, mai come adesso, ci svela la sua solidità.
Argomenti: 
Autori: Maria Sapienza.
Condividi: 
Web designer: Alex Mengoli