17/04/2020

Stili di vita sani e prevenzione. Due alleati per il contrasto al Coronavirus

Campagne di promozione della prevenzione e di uno stile di vita sano e rispettoso dell'ambiente sono due punti di partenza per il contrasto alla diffusione e all'incidenza del Covid_19

Da ormai un mese siamo bombardati di informazioni di ogni tipo in merito all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo: pareri di esperti, linee guida mondiali, contrordini, retromarce, regole alle quali attenerci e poi ancora bufale colossali. In un periodo come questo sicuramente non è facile districarsi nella giungla delle notizie, come Piazza del Mercato vogliamo quindi astenerci dall’esprimere l’ennesima opinione o dal disegnare un altro grafico poco chiaro. Quello che possiamo fare è cominciare a capire cosa può insegnarci un’esperienza come questa. Potremmo parlare di quanto la cooperazione sia fondamentale in questi casi o di quanto ognuno di noi abbia rivalutato gli affetti o l’importanza di un abbraccio, ma vogliamo pur sempre parlare di salute e forse quello che stiamo per scrivere potrebbe far storcere il naso a qualche lettore. Non vogliamo parlare della salute di oggi, che è purtroppo minata dal diffondersi del patogeno del momento, ma voglio parlare della salute di ieri e della salute di domani.

Abbiamo imparato che il virus colpisce senza grosse distinzioni soggetti in tutte le fasce di età, ma le evidenze ci suggeriscono che circa il 50% dei pazienti ricoverati presenta patologie pregresse, percentuale che sale drasticamente al 70% negli individui deceduti. Le patologie principali di cui stiamo parlando sono ipertensione, problemi cardiaci e diabete. (Zhou, Fei, et al. "Clinical course and risk factors for mortality of adult in patients with COVID-19 in Wuhan, China: a retrospective cohort study." The Lancet (2020)).

Potremmo fermarci qui e prendere semplicemente atto di questa infausta statistica e chiuderci in casa a doppia mandata, perché magari siamo proprio noi i potenziali soggetti a rischio, ma proviamo ad andare oltre.

Le due patologie in questione sono sicuramente multifattoriali, ma a giocare una ruolo cruciale in questa partita ci sono stile di vita, ambiente circostante e alimentazione, ovvero fattori esterni che, in misura più o meno larga, siamo in grado di controllare.

Perché ora potremmo avanzare questa domanda: cosa sarebbe successo se gli individui ipertesi e diabetici fossero stati la metà? Forse il sistema sanitario nazionale avrebbe retto il colpo assestato dalla pandemia in corso? Forse ad oggi potremmo contare un numero minore di morti? Questo non lo sappiamo con certezza, ma sappiamo che ieri (2019) circa il 36% dei giovani tra i 5 e 19 anni si trovavano in uno stato di obesità e sappiamo che un eccesso ponderale nella giovane età è purtroppo correlato al rischio di averlo in età adulta, aggiungendo quindi un fattore di rischio per le patologie sopracitate. (Steppan, Claire M., et al. "The hormone resistin links obesity to diabetes." Nature 409.6818 (2001): 307-312.) (Rahmouni, Kamal, et al. "Obesity-associated hypertension: new insights into mechanisms." Hypertension 45.1 (2005): 9-14.)

Non dilunghiamoci oltre citando i vari studi che affermano quanto stili di vita sedentari e diete squilibrate siano dannosi per la salute e non scendiamo nei meccanismi che sono alla base della insorgenza di queste patologie, tantomeno vogliamo cominciare ad elencare le modalità con le quali il nostro sistema immunitario funziona in modo ottimale, perché vorrei arrivare dritto al nocciolo della questione: una cittadinanza più sana costa meno in termini sanitari, è meno soggetta a sviluppare patologie e di conseguenza anche in casi estremi come quello di una pandemia, è meno soggetta complicanze. Questo in cosa si traduce? In termini personali, significa che le probabilità di andare incontro a complicazioni e di conseguenza incontro a decesso, si abbassano. Ma in termini di comunità significa anche un beneficio per gli altri, perché per ogni persona sana in più, esiste la probabilità di un ricovero in meno dovuto a complicanze, lasciando liberi preziosi posti in terapia intensiva, che abbiamo imparato essere fondamentali in queste situazioni.

Questa epidemia ci insegna che dobbiamo fare del nostro meglio per essere persone in salute e dovremmo farlo soprattutto per noi stessi, ma anche per gli altri.

La medicina odierna ha sicuramente fatto passi da gigante nella cura di quelle che sono diventate patologie diffuse, attraverso farmaci sempre più sicuri e efficaci, ma credo che non possiamo ritenerci totalmente soddisfatti perché, nonostante la sensibilizzazione fatta nell’ultimo decennio, lo sforzo da compiere in termini di propaganda della prevenzione è ancora grande, complici i ritmi di vita sempre più serrati e la larga disponibilità di alimenti super-processati: comodi e veloci ma deleteri per la salute. Certo è che un medico non potrà mai obbligare un paziente a seguire un determinato regime alimentare, piuttosto che costringerlo a sedute di attività fisica. È per questo quindi che crediamo sia importante lanciare un segnale; segnale che possa servire affinché sempre più persone prendano coscienza del fatto che con la salute del singolo, il guadagno è di tutti. Sicuramente invertire le nostre abitudini, o quantomeno avvicinarle a quelle che sono regole salubri, richiede uno sforzo significativo, ma in questo caso saremo forse tutti d’accordo che il gioco vale la candela.

E che dire riguardo l’ambiente in cui viviamo? Probabilmente potrà sembrarci il fattore più lontano dal nostro controllo, ma questo non ci giustifica ad esserne indifferenti. Infatti, con un’azione coesa e solida dei singoli, fatta da piccoli gesti, si può veramente fare la differenza. E quali sono questi gesti? Sforzarsi di utilizzare la bici per fare la spesa, andare magari a piedi al negozio di fiducia, cercare di utilizzare l’automobile solo se necessario e tentare di condividere il percorso con qualcuno o anche solo abbassare di un grado la temperatura del riscaldamento di casa e alzare altrettanto quella dell’aria condizionata. Potrà sembrare poco, ma 11mila volte poco fa tanto.

Per concludere, ripetiamo: nessuno può obbligarci nella nostra condotta alimentare, fisica e ambientale, ma noi speriamo che qualche coscienza possa fare tesoro di questi consigli o almeno prenderli come spunto di riflessione per arrivare tutti insieme a quello che tutti desideriamo: un futuro migliore.

Luca Fulco

N.D.R in questo scritto sono state fatte semplificazioni per rendere più snella e fruibile la lettura. Per informazioni più specifiche, potete rivolgervi al vostro medico. Se volete intraprendere una strada di miglioramento del vostro tipo di alimentazione, rivolgetevi a professionisti specializzati e abilitati, come il biologo nutrizionista.
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