27/11/2019

Sugar tax: tra malcontento generale e consenso degli specialisti

Perché la necessità di coprire i costi silenti causati dal “veleno” bianco

La legge di bilancio ha da qualche settimana iniziato a prendere forma e, dopo l’approvazione che avverrà entro fine anno, vedrà l’emanazione dei decreti attuativi i quali porteranno all’applicazione delle imposte. Tra queste la tanto discussa tassa sullo zucchero, accompagnata da quella sulla plastica e da un rincaro di quella già esistente sulle sigarette.

Facciamo subito chiarezza: cos’è e come funziona la tassa sullo zucchero?

La tassa sullo zucchero verrà applicata solamente sulle bevande gassate e non, come inizialmente proposto dal Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, anche sulle merendine. Una proposta folle, ostentata, demenziale, come attaccato dall’ex vicepremier Matteo Salvini. Un’altra tassa nel Paese delle tasse per eccellenza. E altre tasse significano aumento del malcontento generale.

Ci si è mai chiesti REALMENTE il perché di questa manovra? Perché tassare lo zucchero?

Il presidente di Unicef Italia, Francesco Samengo ha dichiarato che, nel nostro Paese, oltre il 35% di bambini e adolescenti (dai 5 ai 19 anni) è in sovrappeso o obeso: dato peggiore d’Europa. I nostri ragazzi, al giorno d’oggi, sono circondati da zuccheri raffinati: bevande, merendine, cibi confezionati. Negli ultimi decenni il consumo di merendine e di bevande dolcificate è aumentato esponenzialmente e questo non senza effetti collaterali.

La prima, e più evidente, conseguenza è sicuramente quella legata all’aumento del peso, coadiuvato dalla progressiva e crescente sedentarietà dei giovani. Dietro il più evidente dei sintomi causati dall’eccessivo consumo di zucchero si nasconde poi una lunga serie di pericolose disfunzioni metaboliche che nutrizionisti ed endocrinologi menzionano frequentemente. Lo zucchero può causare resistenza insulinica, che può avere come conseguenza il diabete, può aumentare i livelli di glucosio a digiuno (e quindi indurre a mangiare di più), può sopprimere il sistema immunitario, può alimentare le cellule tumorali, indebolire la vista o ancora indurre un aumento anomalo di adrenalina, iperattività, ansia, difficoltà nella concentrazione e irritabilità nei bambini.

Tutto questo cosa centra con una tassa?

Se si considera che in Italia le persone affette da diabete o patologie connesse sono circa 4 milioni (Dati: Osservatorio Arno Diabete 2017) e che ognuna di queste, alle tasche dello Stato, costa in media 2'700 € l’anno, si può trovare in fretta una risposta. Considerando che non si può non ammettere, viste le evidenze scientifiche, la connessione tra l’eccessivo consumo di zuccheri e le patologie sopra citate è chiaro che la pericolosa tendenza degli ultimi decenni costi caro alle tasche dello Stato. La tassa non è volta quindi soltanto a disincentivare il consumo degli zuccheri raffinati, ma anche a far rientrare nelle casse della sanità pubblica le spese derivanti dai costi relativi a patologie –sempre più diffuse- come il diabete e l’obesità.

Ad oggi non ci sono dettagli né sull’importo della tassa, né sulle bevande alle quali verrà applicata. Interessante è però il confronto con gli altri Paesi europei, e non, in cui la tassa è in vigore da ormai diversi anni. Nel Regno Unito per esempio, applicata proporzionalmente in base al quantitativo di zucchero presente nelle bibite, non ha l’obiettivo di ridurne il consumo quanto di spronare i produttori a inserire meno zuccheri nei prodotti. Nonostante ciò è stata di certo molto più efficace dei sistemi volontari nel rendere più salutare il cibo: oltre il 50% dei produttori ha modificato la ricetta e confrontando le etichette nutrizionali di alcune bibite vendute sia in Italia che nel Regno Unito, la dose di zucchero risulta dimezzata.

In Francia invece la sugar tax in vigore dal 2012 prevede che le bevande con zucchero aggiunto siano tassate a 7,5 € all’ettolitro. L’obiettivo primario dell’imposta era di spingere i consumatori verso alternative più sane e l’impatto è stato immediato: il consumo delle bevande gassate è sceso per la prima volta in otto anni e da allora la categoria è in declino. (Dati: Open.online)

Sicuramente la tassa sullo zucchero non è la soluzione per ridurre al minimo il tasso di obesità e quello di persone affette da diabete: per questi scopi servono azioni sinergiche imprescindibili tra loro. La sugar tax può però, considerata la sua doppia azione - disincentivo del consumo e incremento del gettito nelle tasche dello Stato - rappresentare una valida opzione se inserita in un contesto di lavoro coordinato.

Giulia Gambuzzi
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