23/10/2019

Il successo delle politiche verdi in Europa, ma l’Italia è ancora indietro

Un’Europa del nord al passo coi tempi e con le esigenze, al sud è ancora utopia

In un’Europa che cambia, che cresce, che tenta di stare al passo con i tempi e fronteggiare le nuove sfide che si pongono, i partiti verdi del nord Europa paiono essere la risposta alle nuove esigenze. Impossibile aver perso di vista la loro ascesa alle ultime elezioni: i verdi tedeschi hanno superato le aspettative già alte dei sondaggi e guadagnato più del 20% dei consensi, in Finlandia e in Francia – rispettivamente con il 16 e il 13,5% - sono il secondo e terzo partito. Anche in Irlanda e nel Regno Unito si parla di una vera e propria “onda” verde , con i partiti ambientalisti che hanno raggiunto un successo storico pari all’ 11,4% e al 16,2%. Un nord Europa innovativo , attento alle tematiche attuali, al passo coi tempi, rallentato nella sua corsa dal sud e dall’est. L’Italia è, ancora una volta, un passo indietro con il suo misero 2,32% di “Europa verde” [Dati: YouTrend].

In un mondo ormai comodamente appoggiato alle risorse non rinnovabili e coccolato dal consumismo, i movimenti ambientalisti lanciano un grido di allarme . In prima fila, da alcuni anni, a fare da portavoce a queste correnti c’è un’Europa del nord dedita alla ricerca e attenta allo sviluppo sostenibile. Quest’ultimo concetto si è fatto timidamente spazio fra le teorie di sviluppo economico all’inizio degli anni ’70 e sostiene la necessità di uno sfruttamento delle risorse, una direzione degli investimenti, uno sviluppo tecnologico e una serie di politiche istituzionali coerenti con i bisogni futuri, oltre che con quelli attuali. Perché è proprio di futuro che si parla e non è un caso se i maggiori sostenitori di queste idee sono, in tutto il mondo, i più giovani : liceali ed universitari che con la loro ampia visione sul mondo sentono precari i tempi a venire consegnati loro dalle generazioni precedenti.

Ma che cosa non va nello scenario verde Italiano? Quali sono le motivazioni che vedono gli Italiani così scettici verso le politiche green rispetto ai propri compagni nordici?

Sicuramente il posizionamento molto a sinistra del partito italiano non può che aver penalizzato una parte politica già in forte crisi negli ultimi anni. Le correnti verdi italiane, anche se relativamente recenti, risultano navigare in un mare di politiche obsolete, sterili e già ampiamente superate. La politica verde non è necessariamente quella dei no . Non è quella dei no alle grandi opere, dei no allo sviluppo economico e tecnologico, dei no al libero mercato delle merci e nemmeno quella morbosamente incentrata quasi esclusivamente sui diritti degli animali. Le vere politiche green sono costruttive, sono qualcosa di più complesso, più ricercato, più moderno e alternativo. Sono il frutto della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione sostenibile .

In aggiunta alle scadenti politiche italiane, ad aumentare il divario tra nord e sud Europa, troviamo paesi molto più preparati a compiere il passo verso un futuro pulito. Paesi dove la sensibilizzazione e l’attenzione, quasi maniacale, all’ambiente partono già dalla scuola dell’infanzia; dove la ricerca tecnologica –in ogni campo- è indirizzata al “zero waste” , a concepire il rifiuto come risorsa o all’utilizzo quasi esclusivo di energie rinnovabili. Abbiamo partner europei come la Svezia che dall’acqua ricava energia idroelettrica e dalle sue immense foreste biomassa per riscaldare le case dei suoi cittadini, per un totale del 54,4% di energie rinnovabili. Oppure come la Danimarca, che punta a produrre il 100% di energia pulita entro il 2030, facendo tesoro della risorsa eolica e non solo: basti pensare che il grande inceneritore di Copenaghen è capace di bruciare 70 tonnellate di rifiuti l’ora, producendo energia per tutti i cittadini, a costo zero.

Ma l’Italia non sarebbe da meno! È notoriamente la “terra del sole e del mare”. I quasi 7'500 km di coste offrono diverse opportunità per lo sfruttamento delle energie pulite : il solare e il fotovoltaico sono già sviluppati da anni, ma si deve ancora lavorare molto sull’eolico, soprattutto l’off-shore: impianti di turbine in mare aperto. Il primo parco eolico off-shore di tutt’Italia e dell’intero Mediterraneo è ubicato al largo di Taranto ed entrerà in funzione nel 2020, data procrastinata per 10 anni a seguito di complesse vicende autorizzative e battaglie legali. Altro settore su cui lavorare, e per cui c’è un grande margine di sviluppo, è quello delle bioenergie: energie derivate da biocombustibili prodotti direttamente da matrici organiche: le biomasse. Le bioenergie rappresentano un’ opportunità indiscutibile per un paese : costituiscono un reddito alternativo o complementare per l’agricoltura, consentono di ridurre le emissioni di CO2, rappresentano un’alternativa ai carburanti tradizionali e soprattutto possono far fronte all’abbandono dei terreni marginali e alla diminuzione di biodiversità. Coltivare colture resilienti e dotate di un’elevata efficienza d’uso delle risorse in luoghi abbandonati può far fronte a diverse problematiche. Eppure, anche qui siamo ancora arretrati: la ricerca sulle migliori tecniche colturali ha fatto poco, la disinformazione e la comunicazione sul tema sono ancora inefficaci, accompagnate da un’opinione pubblica che fa leva sugli scetticismi e sulla percezione negativa. La scarsa consapevolezza sulle potenzialità del settore è poi accompagnata, come spesso accade nel nostro paese, da ritardi nella legislazione o nell’attuazione dei decreti, dalle lungaggini burocratiche e come se non bastasse dall’indecisione sulle definizioni e sulle certificazioni.

In conclusione, di fronte a uno scenario italiano nebuloso, quali sono le politiche che un partito verde potrebbe sposare per trovare successo nel nostro paese?

Sicuramente tagliare, semplificare, alleggerire la burocrazia, nota in tutto il mondo per le sue lungaggini. C’è bisogno di agire e in fretta : il mondo cambia velocemente e non c’è tempo di perdere per strada decreti o emendamenti. Sul fronte dell’energia pulita non si deve migliorare solo sui grandi impianti, ma anche sui consumi quotidiani degli Italiani: serve una maggiore frazione di biocarburanti (oggi tra il 7 e il 10%) all’interno dei carburanti tradizionali, servono incentivi all’acquisto di auto elettriche e prima ancora fondi alla ricerca che permetta di renderli più efficienti. Servono politiche mirate alla riqualificazione del settore dei trasporti pubblici per implementarne l’efficienza ma anche la qualità. Ad esempio in tutte le regioni italiane sono ancora presenti treni a trazione diesel: in Sardegna e Valle d’Aosta questi rappresentano il 100% dei mezzi sulla rete ferroviaria, seguite da Molise (77,3%), Calabria (42,6%), Sicilia (41,1%), per poi terminare con la Liguria (3,4%) [dati: Ferrovie.Info]. Servono politiche per la salvaguardia delle zone naturali , non urbanizzate, per l’aumento della biodiversità, sia animale che vegetale. Servono seri ed imminenti provvedimenti contro il consumo irresponsabile di suolo e altrettanti volti ad incentivare la riqualificazione delle zone già urbanizzate, per contrastarne il fenomeno. C’è ancora tanto lavoro da fare nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle case degli Italiani contro il consumismo e a favore del riutilizzo e del riciclo di tutto ciò che ci circonda. Serve aumentare il senso di responsabilità dei cittadini di questa terra nei confronti dell’ambiente in cui vivono.

In Italia, oggi, servono politiche nuove, fresche, innovative . Serve dare maggior rilievo alla ricerca scientifica. Serve innovarsi, adesso. Serve essere più “verdi”.

Giulia Gambuzzi
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