08/11/2019

Come difendersi dalle zanzare?

Accorgimenti, precauzioni e trattamenti da mettere in pratica nel nostro territorio

Dopo una calda estate e ad autunno ormai inoltrato, rimane ancora attuale una tematica che ha caratterizzato il nostro territorio nel periodo mite e caldo: le zanzare. La zona della Pianura Padana, da sempre caratterizzata dall’abbondanza del fastidioso artropode, rimane un fertile incubatore per le specie autoctone e per le così dette “zanzare invasive” come la specie Aedes albopictus, comunemente chiamata zanzara tigre, originaria delle zone tropicali e subtropicali.

Oltre alla fastidiosità che la contraddistingue, vista la sua predilezione per una “caccia” diurna, trattasi anche di un importante vettore per diverse malattie non endemiche tra i quali vogliamo evidenziare la chikungunya, virus che si è reso famoso grazie alle recenti epidemie verificatesi nella nostra penisola, dapprima nel 2007 nella zona della riviera romagnola, primo focolaio su suolo europeo, e successivamente nel 2017 con 156 casi confermati e 126 sospetti, distribuiti in focolai isolati.

Per quanto riguarda il 2019 i casi confermati di chikungunya sono 14 dalla data del 31 agosto. (Fonte: Sistema di sorveglianza delle arbovirosi). Quindi possiamo chiederci: quanto dobbiamo preoccuparci? Cosa possiamo fare? Innanzitutto, di cosa si tratta?

La chikungunya è un virus che l’esemplare femmina di zanzara tigre trasmette al momento del morso al quale segue un periodo di incubazione che può andare dai 2 ai 12 giorni. I sintomi sono dolori articolari anche severi, accompagnati da febbre improvvisa, situazione che è poi generalmente contornata da eruzioni cutanee, nausea e malessere diffuso. La durata dei sintomi è in media di 15 giorni e il disagio dato dai dolori articolari può accompagnare l’individuo infetto per tutto il periodo della guarigione ovvero una settimana circa, durante il quale si possono assumere farmaci per il trattamento dei sintomi, come ad esempio antipiretici e antidolorifici, la classica tachipirina per intenderci.

Nonostante la malattia possa risultare davvero debilitante a causa dei dolori che a volte possono protrarsi anche alcuni mesi successivi alla guarigione, sono rari i casi in cui si verificano complicanze, trattasi infatti di una malattia caratterizzata da un decorso positivo. I soggetti che devono prestare più attenzione sono anziani, bambini e individui con malattie croniche o immunocompromessi.

Possiamo concludere che la malattia, seppur a basso rischio di complicanze, risulta essere un brutto compagno di viaggio, come possiamo difenderci?

Purtroppo non esiste un vaccino per questo virus, la soluzione migliore rimane non farsi pungere. Esatto, il piano A è battere la ritirata e correre ai ripari con maniche e pantaloni lunghi, quando possibile, e repellenti. Quindi largo a spray, stick, braccialetti e zampironi. Altra buona prassi è quella di evitare la formazione di ristagni d’acqua, anche di piccole dimensioni, e sollecitare anche i nostri vicini di casa a fare lo stesso. Così collaborando, si potrebbero ottenere risultati eccellenti, ma basta che un anello di questa catena ceda alla pigrizia per vanificare gli sforzi.

Potrà sembrare banale ma l’epidemia verificatasi nel 2007 nel ravennate è stata sconfitta esattamente con un intervento massivo di sensibilizzazione effettuato casa per casa da parte del personale dell’ASL: solo quando, dopo diversi solleciti, tutti i cittadini hanno collaborato sinergicamente allo svuotamento di sottovasi e ristagni vari, l’epidemia si arrestò in modo efficace.

Qualcuno potrebbe obbiettare invocando un più rapido ed apparentemente più efficace trattamento adulticida, ma quello che molti non sanno è che perché tale prassi risulti efficace e duratura, dovrebbe essere effettuata su larghissima scala aprendo scenari del tutto indesiderabili. Difatti le sostanze utilizzate per tali trattamenti non sono esenti da effetti collaterali per gli umani, come ad esempio fenomeni allergici o di tossicità cronica dati dalla persistenza nell’ambiente delle sostanze erogate poiché solo una piccola parte di prodotto colpisce il bersaglio, ovvero l’insetto, mentre la quasi totalità della somministrazione finisce per depositarsi su vegetazione, terreno e oggetti.

Per non parlare poi degli effetti disastrosi che si otterrebbero nei confronti di altri insetti come ad esempio le api, per le quali è inutile ricordare l’importanza di una forte salvaguardia per il benessere del nostro ecosistema. L’importanza di non sottovalutare tali aspetti è evidenziata dall’esistenza di un regolamento dedicato, ovvero il Regolamento Biocidi (Regolamento UE n. 528 del 2012) che norma la registrazione, la vendita e l’utilizzo di tali sostanze e fornisce all’utilizzatore finale importanti informazioni per un impiego sicuro del prodotto.

È poi utile ricordare che l’utilizzo dei prodotti in questione è destinato solamente a professionisti in possesso delle autorizzazioni, strumentazioni e competenze necessarie a tal fine. Eventuali interventi adulticidi mirati saranno quindi pianificati dagli enti preposti alla luce di situazioni critiche come ad esempio epidemie, comunque al fine di ottenere risultati precisi operando secondo un preciso protocollo che la Regione Emilia Romagna ha stilato negli anni, anche con l’istituzione di un piano di controllo delle arbovirosi e di una unità di entomologi preposti alla valutazione delle specifiche situazioni.

Questo vuole essere solo un quadro generale su una malattia che ha fatto tanto parlare e sui colpevoli della trasmissione e diffusione di tale virus. Se qualcuno desiderasse approfondire l’argomento o avesse ancora dubbi, può consultare il sito della Regione Emilia Romagna, nella sezione salute-pubblicazioni , dove potrà trovare esaustivi opuscoli e articoli informativi riguardanti le malattie trasmesse da insetti ematofagi, sia riguardo i protocolli di disinfestazione, così come altre importanti linee guida sulle misure da adottare contro gli artropodi infettanti possono essere scaricate dal sito del Ministero della Salute.

Luca Fulco
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